Orgoglio Piacenza

Andrea
Sinigaglia

General Manager di
ALMA

Chi sono

Andrea Sinigaglia è oggi il direttore generale di ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana che si trova a Colorno nella Reggia di Maria Luigia.
Andrea è il papà di Rebecca e Beatrice nate a Piacenza e di Nicola e Adriano nati a Parma
Da ragazzino, al ritorno da scuola era “costretto” a cucinare per la sorella più piccola, Luana e questa “condanna” si è trasformata in una passione.
La scuola alberghiera a Salsomaggiore, una laurea in Lettere Moderne alla Cattolica di Milano, un master a Bologna in Storia e Cultura della cucina e una a Piacenza, il MUST in sviluppo turistico territoriale.
Poi ALMA, prima da insegnante poi nell’organizzazione e nell’evoluzione di quello che oggi è considerato il principale centro per l'alta formazione in Cucina e nell'Ospitalit√† italiana a livello internazionale.
Dal 2004 ALMA forma cuochi, pasticceri, bakery chef, professionisti di sala, della gelateria e della pizza contemporanea, sommelier e manager della ristorazione, provenienti da ogni Paese, per farne veri professionisti grazie ai programmi di alto livello realizzati con gli insegnanti più autorevoli.

Perché Piacenza

Piacenza per me coincide con la scoperta della città e dell’Emilia, due sorprese per un “magotto” nato a Codogno quale sono io.
L’ho amata da subito anche se ti si svela poco a poco. Amo le sue colline soprattutto, i vigneti e la Cattedrale, amo le formelle dei Paratici.
I primi piacentini che ho conosciuto sono stati i miei compagni di classe della prima media Don Milani. Li ho conosciuti in aula ma soprattutto nel campetto di via Rosso dove giocavamo a calcio tedesco fino a quando il buio lo rendeva impossibile.
Ho corso nel gruppo ciclistico Mamago, di cui mi ricordo le magliette di lana arancioni e azzurre che pungevano sulla pelle, poi nel pedale castellano. Anni stupendi, la squadra, gli allenamenti in provincia, il mitico allenatore Alfredo! In bicicletta l’ho girata tutta, è unico il nostro territorio.
Amo i suoi vini ma ancora di più i suoi vignaioli, e non faccio nomi ma alcuni li porto nel cuore, quando mi capita di aprire una loro bottiglia in Italia o nel mondo faccio una foto e gliela mando.
Piacenza per me sono certe persone, il mio amico Nanni e la sua famiglia ma soprattutto mia sorella e il suo uomo, Luana e Manuel due piacentini DOC, fungaioli incalliti, innervati nel territorio.
Piacenza è il mio amico fraterno Stefano Lavelli, col quale sono cresciuto e che mi ha introdotto alla piacentinità vera quella cui barbiss! Siamo venuti su a pisarei e fasò, canzoni dei Nomadi e scarpinate sul monte Penna, ora lui è un sacerdote missionario ma non dimentica le sue radici biancorosse. Piacenza è Elisabetta detta “La Liza” una dei massimi esperti di terroir, oggi presidente dell’associazione strade dei vini e dei sapori.
Piacenza sono le sue espressioni tipo “lassa le” o “da bon?!”. Ho vissuto in via Morigi e mi faceva ridere quando gli amici dicevamo “andiamo in città” intendendo dire andiamo in centro che era solo a 5 fermate di autobus. Ho vissuto a Calendasco e l’ho amato quel posto, perché però non ve lo so dire. Piacenza è una terra molto particolare, siamo in Emilia ma c’è il Grana Padano e questo basti a dire il suo essere aliena.

Passioni

La mia più grande passione è mia moglie Clarissa, è lei che da gusto a tutto il resto.
Lei è mezza romana e mezza australiana ma ha imparato ad apprezzare Piacenza, il suo cibo e le sue persone, persino il dialetto, per lei praticamente una lingua straniera.
Lavoro nel mondo del cibo e amo il cibo. Ho anche curato un libro sulla cucina piacentina, ne vado molto fiero. Adoro la coppa piacentina, ne proclamo da sempre la supremazia su ogni altro salume.
The Coppa supremacy. Assolutamente. I tortelli con la coda… commoventi.
Amo la storia di Georges Cogny, lo definisco un marziano, un dono del cielo alla gastronomia piacentina e italiana in genere, un tesoro che Piacenza deve ancora ampiamente scoprire, servirebbe un film sulla sua storia, la storia d’amore di lui e Lucia. Sono i promessi sposi piacentini! Fate un film! Facciamo un film! Questo è un appello!!!

Cosa vorrei raccontare di Piacenza

Tante sono le bellezze architettoniche e i luoghi di grande valore spirituale dentro le mura Piacentine, ma, senza dubbio alcuno, c’è un luogo in città, tanto nascosto quanto sotto il naso di tutti, che per me ha un valore assoluto. Forse il luogo che è più prezioso per me e per mia moglie Clarissa.
Il monastero benedettino di San Raimondo è proprio nel cuore di Piacenza, sul Corso Vittorio Emanuele II, ed è un centro di spiritualità con una foresteria in grado di accogliere alcuni pellegrini.
Il monastero prende il nome da San Raimondo, uomo di preghiera e di azione, pellegrino instancabile e fondatore dei primi ospedali di Piacenza, che nel 1175, infatti, lo fece costruire proprio con funzione di ospedale.
Nel 1414 il complesso passò alle monache Cistercensi, che lo abitarono fino al 1810, quando Napoleone soppresse gli ordini religiosi.
Nel 1827 Madre Teresa Maruffi, monaca benedettina si dedicò a restaurare e riaprire il monastero e dar vita ad un educandato che nel corso del tempo è divenuto collegio e scuola media.
Solo nel nel 1967 il complesso divenne un monastero di clausura benedettino, nel cuore della città, in cui l’Opus Dei, la lectio, il silenzio e il lavoro formano la sua peculiarità ancora oggi.
Se non lo conoscete andateci e scopritelo. Avete un tesoro in città, un tesoro vero.

Riferimenti

www.alma.scuolacucina.it

 

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